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Trekking: SANTISSIMA TRINITA' - Canistro (AQ)

Canistro (AQ)

Trekking: SANTISSIMA TRINITA’
Il Pellegrinaggio alla SS. Trinità (mese di giugno) e a Sant’Anna (26 luglio) è senz’altro, ancora oggi, una delle tradizioni più sentite a Canistro. Il pellegrinaggio ( dal latino “per agros ire”, andare per campi) è ancora molto diffuso in Abruzzo, soprattutto nei mesi di maggio e Giugno; una volta ci si andava rigorosamente a piedi, oggi, invece, si preferisce il pullman. Il santuario della SS. Trinità si trova nel comune di Vallepietra (regione Lazio), nel cuore dei Simbruini, sul fianco meridionale del colle della Tagliata, nella parte meridionale del Monte Autore (q. 1.853), a soli due Kilometri dai confini con l’Abruzzo. L’antichissimo luogo di culto è ubicato, a quota 1.337, su uno stretto e lungo ripiano ai piedi dello scoglio di roccia a strapiombo alta 300 metri. Sotto il Santuario nasce il Simbrivio che si getta nell’Aniene. Le vie di accesso al luogo di culto non sono molto agevoli, data la sua posizione in una strettoia e all’ombra di una parete rocciosa al di sotto della quale si apre un burrone abbastanza ripido ed in gran parte boscoso. Il Santuario ... sospeso tra due scondiscimenti vertiginosi ... affonda le proprie radici nella protostoria. Il prof. Brelich, studioso di storia delle religioni, dopo aver partecipato ad un pellegrinaggio nel 1952, ha scritto un saggio denso di stimolanti osservazioni storico-religiose (Angelo BRELICH, Un culto preistorico vivente nell’Italia Centrale, in Studi e Materiali di Storia delle Religioni, Vol. XXIV-XXV - 1953-54-, Zanichelli Bologna, 1955). A suo parere si tratta di un ...culto contadino... antichissimo a cui si è poi sovrapposto quello cristiano. Sono molti gli elementi che dimostrano ciò: il pianto delle zitelle; il lancio delle pietre nel fiume al ritorno dal santuario; la grotta vicino ad una sorgente; la raccolta di fusti lungo il sentiero (dendroforia); il lancio delle pietre (gettare le pietre = gettare i peccati) sui cumuli di pietre (gli attuali Ringraziamenti) posti lungo il tragitto; i bastoni adornati con l’effige della Trinità; ecc. Alla luce di tali elementi il prof. Brelich ha formulato l’ipotesi che ci troviamo di fronte ad un complesso cultuale precristiano, risalente addirittura ad una civiltà italica agraria preromana: gli elementi più rilevanti del culto ...si ritrovano nell’antico mondo mediterraneo anteriormente all’egemonia culturale ellenica... D’altra parte, fa notare lo studioso di origine ungherese, i pellegrinaggi popolari affondano le radici ...in un passato pregreco... e ...non sono documentati nel mondo romano....
Al santuario le “compagnie”, soprattutto dal Lazio e dall’Abruzzo, si recano ancora a piedi, alcuni, una volta, anche a piedi nudi in segno di devozione o per voto, ma i fedeli provengono anche da altre parti dell’Italia Centrale e Meridionale, a dimostrazione che con il passare degli anni la devozione si è rafforzata.
Il culto secondo la tradizione è nato da un episodio miracoloso: un uomo arava i campi della Tagliata che sovrastano il santuario ed i suoi buoi improvvisamente caddero nel precipizio, alto 300 metri. L’aratro restò appeso alla roccia, secondo alcuni ancora è li ( tutti ci siamo sforzati di vederlo ogni volta che siamo andati in pellegrinaggio), e i buoi furono ritrovati dall’impaurito contadino nel ripiano sottostante, illesi e genuflessi in atto di adorazione verso un’immagine della SS. Trinità dipinta nell’attigua grotta. In questo luogo, dove presumibilmente sorgeva un “antico tempietto pagano”, è stato costruito il santuario, molto probabilmente risalente all’anno 1.000. Sul piazzale sorgono diversi centri di devozione: la chiesetta Santuario della Santissima Trinità, la cappella del Crocifisso, la cappellina di S.Anna e quella di S.Giuseppe, restaurata per l’adorazione eucaristica. L’immagine venerata nel santuario è l’antichissimo affresco raffigurante la SS. Trinità risalente al secolo XI.
Il Trekking della S.Trinità: itinerario
Una volta, andare a S. Anna o alla Trinità era per molti ragazzi una sorta di “iniziazione”. A Canistro Inferiore ci si raduna, un’ora dopo la mezzanotte, a Piazza Municipio, da qui si scende verso la stazione e, seguendo la ferrovia, si arrivava a Pescocanale. Dalla piazza del pittoresco paese rovetano, a notte fonda, ci si dirige, attraverso una sterrata, verso il fosso di Rianza e si risale l’erta salita della “Regna”: in alto, salendo, si stagliano, in mezzo al cielo stellato, due agili cime. Arrivati, dopo circa due ore di faticosa marcia, in cima (alla “Regnetta”), si consuma il primo spuntino ( una volta costituito, rigorosamente, da pane e frittata) bevendo all’omonima fontana, poi si riparte traversando, all’alba, “Pratono” ( Piani della Renga, q. 1.360), spesso coperto dalla nebbia, e da qui si sale la Ciria, boscosa montagna della “Catena della Renga”. Arrivati, verso le 7,00 al valico, Croce Campitelli, q. 1.695, ( “Le Croci”, in quanto ci sono numerose croci annegate in cumuli di pietra), si aggiunge un sasso al Ringraziamento. Poi, dopo una sosta, si scende, traversando la zona chiamata “La Monna”. Dopo circa mezzora di marcia, all’altezza di Campo Ceraso, q. 1.480 (sui Simbruini le radure si chiamano “Campi”, come le piazze di Venezia ), all’orizzonte, sulla sinistra, si staglia la mitica e boscosa vetta del Tarino ( q. 1961) e, sempre scendendo, si arriva, verso le 10,00, alla “Fonte della Signora” (q. 1.360), dove durante il periodo del brigantaggio ci fu un cruento scontro tra quasi cento briganti ( gli insorgenti, come scrivevano le cronache dell’epoca ) e forze dell’ordine. Qui si riempie di nuovo la borraccia e, dopo una breve sosta, si sale verso il santuario nei pressi del quale la compagnia si riunisce con in testa lo stendardo. L’arrivo al santuario si accompagna ad una serie di gesti rituali, forse il più tipico, ormai passato in disuso, è lo “schiaffo” allentato a coloro che andavano in pellegrinaggio la prima volta i quali, rispondendo timidamente “sci” alla domanda “glio viti jo peschio”, ricevevano una sonora sberla. Anche gli ex voto erano molto diffusi, soprattutto dei militari scampati ai furori della guerra o ai rigori della prigionia.. Come affermava un ex militare di Capistrello: ...se la Trenità me fa la grazia... appena “revengo” vado in pellegrinaggio.
Tornando alla descrizione del viaggio, al ritorno, dopo un’abbondante libagione alla Fonte della Signora, verso le 15,00, con fatica, perché a stomaco pieno, si risale la Ciria dove si arriva dopo oltre 2 ore di cammino. Dopo una breve sosta si scende per circa una mezz’ora e ci si accampa a “Metà Ciria” dove si trascorre la notte riscaldati da grandi fuochi attorno ai quali si raccontano storie antiche e moderne. Sul far dell’alba si ridiscende verso i “Piani della Renga”, bagnati dalla rugiada del mattino. Traversato l’altipiano si “cala” il ripido sentiero della Renga che a circa quota 900 m. si abbandona svoltando a destra verso Canistro Superiore, percorrendo terreni incolti e nell’ultimo tratto la strada asfaltata. La mattina del 26 ci si ritrova tutti a Canistro Alto e, dopo la classica pizza, verso le 9,00, scendendo per l’antichissima “Via della Costa”, si arriva alla Conetta ( piccola edicola sacra di campagna) dove, con in testa di nuovo lo stendardo, cominciano i canti mentre la gente del paese viene incontro alla compagnia cantando e pregando. La cerimonia si conclude con una messa solenne.
Il Pellegrinaggio alla S. Trinità ed a S. Anna ancora oggi è molto seguito a Canistro. La miscela emotiva che porta numerosi giovani a affrontare tanti kilometri a piedi scaturisce non solo da sentimenti religiosi ma anche dalla volontà di riscoprire le proprie radici, dalla voglia di stare insieme, dall’esigenza di ritornare alla natura.

Fonte: Sergio NATALIA, Canistro tra Mito e Storia, LCL Industria Grafica, Avezzano, 2012, pagg. 463-466

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